La Città dell'Orso e del Tartufo
Sulle pendici degli Appennini centro-meridionali, a 650 metri di altitudine, sorge Campoli Appennino: un borgo medievale di straordinaria unicità, adagiato sull'orlo di una grande dolina carsica nel cuore del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.
Il centro abitato si sviluppa ad anello sull'orlo di una voragine naturale denominata il "Tomolo", rendendolo l'unico borgo al mondo con i bordi abitati di una dolina di tali dimensioni. Da queste alture si domina la suggestiva Valle del Lacerno, mentre tutt'intorno si estendono boschi ricchi di fauna selvatica e profumati di tartufo.
Campoli Appennino è conosciuta in tutta Italia come la "Città dell'Orso e del Tartufo": una destinazione che unisce storia medievale, natura incontaminata e tradizioni gastronomiche di altissimo valore.
Confina con: Alvito, Broccostella, Pescasseroli, Pescosolido, Posta Fibreno, Sora, Villavallelonga
Le origini di Campoli Appennino si perdono nella notte dei tempi. Lo storico atinate Tauleri fa risalire i natali del borgo al 293 a.C., quando i consoli romani Lucio Papirio Cursore e Spurio Carvilio Massimo distrussero Atina, Cominium ed Aquilonia. Dal ripopolamento di queste aree nacquero Campoli e altri centri. Un'altra tradizione la vuole erede di Plestinia, città dei Marsi-Atinati citata da Livio e distrutta dai Romani nel 291 a.C.
Il nome stesso, "campoli", deriva dal toponimo "campora", che indicava i terreni coltivabili in quota tra le valli montane — testimonianza di un'economia agro-pastorale antichissima.
Legame illustre: Landolfo II D'Aquino, signore di Campoli nel XIII secolo, fu padre del celebre San Tommaso d'Aquino, dottore della Chiesa universale, nato proprio in questi territori ciociari.
L'esistenza di Campoli è documentata nella Vita di S. Restituta del vescovo Gregorio di Terracina e nelle Memorie di Sora del padre Domenico Tuzzi.
Campoli viene incendiata da Andrea Conte di Ceccano durante le lotte tra Guglielmo di Sicilia e il papa. Ricostruita tra il 1160 e il 1180 dal duca Landolfo D'Aquino.
Campoli è sotto il dominio dei D'Aquino. Landolfo II è padre di San Tommaso d'Aquino, il grande dottore angelico.
Metà di Campoli viene ceduta alla regina Giovanna I d'Angiò. Il feudo si divide tra diverse nobili famiglie.
Campoli entra a far parte della Contea di Alvito, sotto la dominazione del Regno di Napoli. La Torre medievale passa ai Duchi Cantelmo.
Agli inizi del Novecento lavora a Campoli l'artista sorano Bernardo Biancale, di ritorno da Parigi, lasciando affreschi di grande valore.
Campoli Appennino sorge sull'orlo di una grandiosa dolina carsica chiamata il "Tomolo" — la maggiore del Lazio per dimensioni, e l'unica al mondo con i bordi abitati.
La struttura carsica, di natura calcarea-cretacea miocenica, attraversata da strati di conglomerato quaternario, è il risultato di milioni di anni di dissoluzione chimica. La dolina ha assunto nel tempo una forma a semicerchio che richiama quasi la "C" iniziale del nome del borgo.
Il territorio comunale è interessato dalla presenza di altre tre doline carsiche: la seconda per grandezza è a ridosso della chiesa di San Pancrazio, mentre le altre due si trovano sul versante orientale del paese. Vi sono anche altre formazioni di interesse naturalistico: la Fossa Micciola, la Majura, i Tre Pozzi e la polla sorgiva di Capod'acqua, che improvvisamente scompare nel sottosuolo.
Dal 2010 la grande dolina del Tomolo ospita l'Area Faunistica dell'Orso Bruno Marsicano, progetto co-realizzato dal Comune e dal Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise: 15 ettari di bosco protetto dove gli orsi vivono in semi-libertà.
La dolina più grande del Lazio
Priva di inghiottitoio
Di bosco protetto dal 2010
Sul livello del mare
Campoli Appennino custodisce un patrimonio storico, architettonico e naturalistico di raro valore. Ecco i luoghi imperdibili del borgo e dei suoi dintorni.
Alta 25 metri, è il simbolo storico di Campoli e la sua costruzione più antica. Edificata dai Longobardi, nel XIV secolo passò ai Duchi Cantelmo di Alvito. Sulla facciata sud è visibile lo stemma con il leone rampante, simbolo dei Cantelmo. Aperta al pubblico in occasione di eventi speciali, dalla cima si gode di un panorama mozzafiato.
Nella dolina del Tomolo, 15 ettari di bosco ospitano esemplari di Orso Bruno Marsicano salvati da situazioni di cattività. Un'esperienza emozionante, visitabile con guida naturalistica. Il Centro Orso (aperto dal 2017) offre un percorso multidisciplinare e multimediale sulla vita degli orsi. Contatto visite: 377 383 4016.
In località Largo dell'Acqua si trova questo straordinario reperto di ingegneria romana. L'acquedotto testimonia la presenza stabile dei Romani in questo territorio e rappresenta uno dei resti più affascinanti dell'antichità conservati nella Ciociaria interna.
La chiesa principale del borgo, ricca di opere d'arte sacra. Una tela dell'inizio dell'Ottocento raffigurante San Felice Martire ritrae la Campoli di quell'epoca, offrendo uno spaccato visivo della vita del paese. Gli affreschi del maestro Bernardo Biancale arricchiscono ulteriormente il patrimonio artistico.
In località Colle San Pancrazio sorge la Panchina Gigante n. 347, inserita nel circuito internazionale Big Bench Community Project. Da qui si gode di una vista panoramica straordinaria sulle montagne del Parco Nazionale e sulla Valle del Lacerno. Meta ideale per fotografie indimenticabili al tramonto.
In zona Carpello è conservato un breve tratto di mosaico a tessere bianche e nere con due pesci guizzanti, pertinente a una villa termale romana. Nelle vicinanze si trova un antico mulino ad acqua molto ben conservato e i ruderi di un torrione medievale di guardia.
Le mura di cinta medievali, le antiche torrette di avvistamento e i caratteristici spazi del centro storico creano un'atmosfera d'altri tempi. Il borgo si sviluppa ad anello con viuzze e piazzette che conservano intatto il sapore del Medioevo ciociaro.
Il fiume Lacerno scorre nel territorio comunale, creando un vallone di grande bellezza naturalistica, parte del bacino idrico del Garigliano. Il Vallone del Lacerno è ideale per escursioni nella natura incontaminata del Parco, con flora e fauna tipiche dell'Appennino centrale.
Nelle vicinanze: il Lago di Posta Fibreno (riserva naturale), i castelli di Castel Cantelmo ad Alvito e il Castello di Vicalvi, le Cascate di Isola del Liri con il Castello Boncompagni-Viscogliosi, e la città di Sora all'imbocco della Val Roveto.
Campoli Appennino fa parte del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, uno degli ecosistemi più preziosi d'Europa, rifugio di specie rare e paesaggi di straordinaria bellezza.
Boschi di faggio, cerro e roverella si estendono fino ai confini con l'Abruzzo, creando il microclima ideale per la crescita del pregiato tartufo campolese.
Il territorio è ricco d'acqua: il fiume Lacerno, la polla sorgiva di Capod'acqua e numerosi ruscelli alimentano un ecosistema rigoglioso e variegato.
Il territorio comunale si estende fino alle pendici del Monte La Rocca, che si eleva a 1.925 metri sul livello del mare al confine con l'Abruzzo.
La tradizione locale della lavorazione artigianale del legno è parte integrante dell'identità culturale di Campoli, tramandata di generazione in generazione.
La cucina di Campoli Appennino è un tesoro autentico: prodotti della terra, formaggi artigianali e dolci della tradizione che raccontano secoli di vita contadina appenninica.
Vero orgoglio del paese, il tartufo campolese cresce abbondante nei boschi circostanti ed è riconosciuto come PAT – Prodotto Agroalimentare Tradizionale. Si trovano tre specie: il Tartufo Bianco Pregiato (raro e dal profumo intenso), il Nero Pregiato (aromatico e versatile) e il Tartufo Estivo o Scorzone. La raccolta è un'antica tradizione campolese, tramandata da generazioni.
Formaggio artigianale ottenuto dal latte di capra, la Marzolina deve il suo nome all'usanza di produrlo tradizionalmente nel mese di marzo. Viene ancora realizzata con tecniche antiche tramandate da generazione in generazione. È un prodotto tipico di altissima qualità, con un gusto deciso e una pasta compatta, perfetto abbinato al tartufo locale.
La tradizione dolciaria campolese è rappresentata dalle famose ciambelline al vino rosso o bianco, fragranti e croccanti, simbolo della pasticceria contadina ciociara. Non manca il dolce pasquale all'anice, preparato con ricette tramandate di madre in figlia. Il miele locale accompagna i formaggi e le preparazioni tipiche della stagione.
Il calendario campolese è ricco di appuntamenti che animano il borgo tutto l'anno, tra devozione, folklore e la grande Fiera del Tartufo.
Celebrazione del patrono del paese con processione, messa solenne e festeggiamenti in piazza. San Pancrazio è venerato con grande devozione da tutta la comunità campolese.
Nella terzultima settimana di giugno il centro storico si anima con stand enogastronomici, degustazioni di tartufo nero, musica popolare e spettacoli folkloristici.
Tradizionale falò di mezza estate in onore dei Santi Giovanni e Pietro, con raduni comunitari, canti tradizionali e riti legati al ciclo agricolo.
Lunga rassegna estiva con concerti, spettacoli teatrali, cinema all'aperto, mostre d'arte e serate culturali che animano piazze e vicoli del centro storico.
Sentita celebrazione religiosa in onore della Madonna Addolorata e di San Gaspare del Bufalo, con processione serale e momenti di intensa spiritualità comunitaria.
L'evento più atteso dell'anno: il 2° e 3° weekend di novembre Campoli ospita la Fiera Nazionale del Tartufo Bianco e Nero Pregiato. Degustazioni, mostra-mercato, convegni, musica e spettacoli richiamono migliaia di visitatori da tutta Italia.
Campoli Appennino è facilmente raggiungibile da Roma, Napoli e Frosinone grazie alla rete autostradale e ai collegamenti pubblici.
Autostrada A1 (Milano–Napoli), uscita Ferentino, poi Superstrada Frosinone–Sora con uscita Sora. Continuare sulla SS Sora–Pescasseroli fino al bivio per Campoli Appennino.
Autostrada A1 (Napoli–Milano), uscita Cassino. Superstrada Cassino–Sora, 2ª uscita per Sora. Proseguire sulla SS Sora–Pescasseroli e seguire le indicazioni per Campoli Appennino.
Linea ferroviaria Roma–Napoli via Cassino, fermata Roccasecca, poi treno Roccasecca–Avezzano con fermata a Sora. Da Sora, autobus CO.TRA.L. con corse regolari per Campoli Appennino.